Vita da mamma

Ma la storia che il lavoro nobilita l’uomo?

Mi sono pure sentita rinfacciare che, forse, non sarebbe il caso che lavorassi..

Per la terza settimana di seguito, per motivi di indisponibilità della fidanzata di mio fratello a rimanere con Diego, non sono ancora riuscita ad accendere il pc e combinare qualcosa. 

Ieri, giornata della lezione di danza, mia mamma è venuta a stare con Diego finché sono stata via con Giulia. Non posso fare diversamente purtroppo. La scuola è inaffrontabile con un bambino piccolo. 

La settimana scorsa mi ha detto che sono troppo indietro con i lavori di casa. Ci ho messo giorni a digerirla. E le ho risposto che può venire ancora quando vuole, basta che non esprima giudizi non richiesti. Che già è abbastanza dura senza che ci si metta anche lei. 

Ieri, tornata da danza, mi ha fatto una filippica perché non ho innaffiato la pianta di limoni che ho sul balcone (che mi hanno regalato. Io con il pollice nero che ho, non l’avrei mai comprata). Le ho risposto, ancora con tutta la calma possibile, che la pianta di limoni è l’ultimo dei miei pensieri. 

Perché prima vengono i miei bambini, mio marito e la sua salute, la casa, le lavatrici, le pulizie, cucinare.. tutte cose che sto riuscendo ad incastrare tra i pisolini del piccolo e qualche minuto che passa nel box.. ma il lavoro mi rimane indietro perché ovviamente richiede concentrazione. Con un quarto d’ora di tempo non riesco nemmeno a riprendere il filo da dove ho lasciato l’ultima volta. 

Probabilmente una madre qualsiasi, ma forse anche una persona qualsiasi, forse addirittura la vicina del piano di sotto con cui scambio 54 parole all’anno.. si sarebbe offerta di uscire un paio d’ore con il passeggino (“questo bambino pesa troppo! Io non posso tenerlo perché mi fanno male le braccia..” – ma i nipoti non erano la gioia delle nonne? Roba d’altri tempi??) per darmi modo di lavorare un po’. 

Eh eh.. troppo normale. Non fa per noi. 

No, lei mi ha detto chiaramente che è colpa mia perché voglio lavorare a tutti i costi. Ora, è vero che lavoro con mio marito e posso godere di una certa libertà, grazie alla quale ho potuto evitare di ritornare fisicamente in ufficio ma mi è stato portato il collegamento al server aziendale direttamente al tavolo della cucina. 

E poi, sarà anche vero che non sono insostituibile, ma il mio lavoro mi piace. E nel 2015, dopo un periodo emotivamente terribile, ho scoperto che ha addirittura un potere terapeutico su di me. Mi calma i nervi in un modo incredibile. 

Non posso farne a meno. Oltre che, con la crisi che c’è in giro, io che un lavoro ce l’ho dovrei andare a licenziarmi perché? Perché ancora una volta c’è qualcuno che non crede in me? Perché c’è qualcuno che dice che non ce la posso fare?

Stiamo dando i numeri o sono io la pazza?

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16 risposte a "Ma la storia che il lavoro nobilita l’uomo?"

  1. Questo è il motivo per cui siamo andati ad abitare a 25 Km dai nonni paterni, e 40 Km dai nonni materni. Poi ne paghi le conseguenze in termini di logistica, ma ne guadagni in fatto di autostima.
    Credo sia l’evoluzione (temporale) della donna. Quando viene promossa a Suocera 1.0 diventa così!

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    1. Non so.. il carattere di mia mamma è sempre stato “spigoloso”, diciamo così..
      Però suocera lo è da più di 7 anni, se contiamo anche gli anni da “morosi” diventano 18.. ma si comporta così solo con me, mica con mio marito.
      In fatto di darmi una mano invece, ha dato forfait da un paio di anni.
      O sparisce per giorni, oppure si offre di aiutarmi salvo brontolare e lamentarsi per tutto il tempo tanto da farmi pentire puntualmente di averglielo chiesto 😕

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    1. Puoi, puoi.
      Probabilmente si, la pensa così. Mi fa versare un sacco di lacrime. Per nervosismo, per il senso di inadeguatezza, per la tristezza che mi mette quando fa certe affermazioni.
      Ma non sono più una bambina, so di dover andare oltre e -più di tutto- sono consapevole del fatto che certi comportamenti ai quali oramai sono abituata, non voglio “impararli”. Con i miei figli non voglio essere così.

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    1. Lei in realtà mi ha aiutato con la prima bimba. Gliela portavo alle 14 e la metteva a letto. Andavo in ufficio, tornavo alle 18 e spesso dormiva ancora. O aveva appena fatto merenda. Questo fino ai 2 anni e mezzo. Mi è stata di grandissimo aiuto.
      Le avevo detto che con Diego non le avrei mai chiesto tanto, al massimo mezza giornata alla settimana. Perché con i miei bimbi sono io che ci vorrei stare..
      Però Diego non dorme come la sorella. E pesa troppo. Così la nonna ha preso il largo del tutto, altro che mezza giornata.
      Ma non pretendo nulla, anzi. Le sono grata per l’aiuto con Giulia al tempo. Quando vorrà sa dove trovarci. Mi spiace solo che preferisca perdersi momenti con i suoi nipoti.. anche solo per un pranzo domenicale.
      Se poi volesse risparmiarsi anche certi commenti e prediche varie 🎉

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