Vita da mamma

Solitudini

Stamattina sono andati all’aria i miei piani lavorativi. Tanto per cambiare. Io sono l’ultima carta in bilico sopra il castello: il mio equilibrio dipende da troppi fattori.
Se sotto traballano, o addirittura si spostano, come fa a rimanere in piedi il mio progamma?

Va beh.. dopo 5 minuti di nervosismo, ma nervosismo quasi nero, ho scorso la mia “to do list” sul tavolo della cucina per vedere se c’era qualcos(altro) di urgente.

E c’era. Avevo la mia carta d’identità da rinnovare. E per fortuna che è scaduta.
Ogni volta che la mostravo, strabuzzavano tutti gli occhi. Possibile fossi così diversa 10 anni fa? Possibile, si. Avevo circa 60 cm di capelli in più.

Il tempo instabile mi stava facendo passare la voglia di portare fuori Diego ma, alla fine, ha vinto la voglia di uscire. Anche sua. Quando ho aperto la porta di casa per prendere il passeggino si è illuminato tutto.

In meno di un’ora siamo andati e tornati, con la mia carta d’identità nuova fiammante nel portafogli.

Arrivati a casa, appena usciti dall’ascensore si è aperta la porta della mia vicina.. che a sua volta stava uscendo con il suo piccolino, nato a febbraio.

Che sono un animale molto poco sociale lo sapete già, giusto?
Calcolate che non ho mai preso un caffè con uno dei miei condomini, né a casa nostra, né da loro. E l’ultima volta che abbiamo avuto ospiti a casa – se escludiamo mio fratello e la sua fidanzata oppure le improvvisate dopo cena dei suoceri – è stato a gennaio in occasione del compleanno di mia figlia. Fate voi.

Sono un orso (una mamma orsa?). Però non una cavernicola eh. Sono una di quelle che saluta per strada, anche gli sconosciuti, basta che alzino gli occhi.
Così mi sono fermata fuori dall’ascensore aspettando che facesse manovra con il suo passeggino, anziché infilare la porta ed entrare in casa.

Non so chiedere. Una mano, un’opinione. Tendo quasi sempre a spaccarmi in 4 ma arrangiarmi. Però spero sempre che mi si chieda. E spero di potermi rendere utile.

Lei, carina, un po’ fatta a modo suo (ma in fondo, chi non lo è?) con il suo sorriso incerto, a bassa voce quasi come fosse una cosa di cui vergognarsi, mi ha detto che stava andando a ritirare delle analisi del suo bimbo. Prescrittele dalla pediatra, perché cresciuto poco nell’ultimo mese.

Dovreste vederlo. Poco? Le ho chiesto. Ma se si è allungato tantissimo dall’ultima volta che l’ho visto? A me hanno detto che il parametro di crescita più importante è la lunghezza. Se è cresciuto in lunghezza, è cresciuto. Punto. Ovviamente gliel’ho detto con più delicatezza.

Lei mi ha detto che però le hanno prescritto di dargli l’aggiunta, perché al seno si addormenta.
Paf! Mi sono rivista. 5 anni fa. Con una bambina di 4 mesi attaccata al seno praticamente 20 ore su 24. E, nonostante questo, del mio latte prendeva pochissimo.
Quanti pianti. Miei. Perché ero combattuta e arrabbiata con me stessa, soprattutto. Perché, reduce dal corso preparto dove le ostetriche mi avevano insegnato che “tutte le mamme hanno il latte”, pensavo: ma perché tutte si e io no?? Nonostante questo Giulia non piangeva mai. Anzi, ha sempre dormito almeno 6 ore per notte (cosa che adesso me la scordo con Diego).

Comunque sia, lei mi è sembrata serena – molto più di me, al tempo – e fiduciosa nel suo pediatra. La conosco poco, ma forse lo è veramente. Oppure è bravissima a dissimulare.

Mi avesse chiesto un consiglio, glielo avrei dato. Mi avesse chiesto una mano, gliel’avrei data. Mi avesse chiesto se poteva chiamarmi se avesse avuto bisogno, le avrei detto di si.

E invece.. dalla finestra sento il suo bimbo piangere e lei che cerca di calmarlo cullandolo e parlandogli dolcemente. Lui si dispera sempre di più. E lei… chiude la finestra.

Perché noi mamme siamo fatte così. Sopportiamo in silenzio di sentirci inadeguate, non all’altezza, incapaci, impreparate.. l’importante, ci hanno inculcato, è che non lo sappiano gli altri.

Ed ecco spuntare ad ogni angolo: bimbi che già a un mese dormono nella loro culla nella loro camera e dormono minimo otto ore di fila. Oh, non si svegliano mai. Di giorno poi, dormono minimo due ore al mattino e due al pomeriggio. Se devi uscire a cena, stanno nel passeggino tutto il tempo, in silenzio a guardare la gambe della giraffa a penzolare.. oh, come non averli. Appena inizia lo svezzamento poi, mangiano di tutto e si spazzolano sempre tutto il piatto. Chiedono pure il bis. Crescendo? Capricci zero e ascoltano sempre tutte le indicazioni di mamma e papà.

Penso invece che se tra mamme fossimo oneste, senza pregiudizi o timore dei giudizi degli altri, avremmo solo da guadagnarne in serenità. Ci sentiremmo meno aliene. Meno sole.

Ciao, piacere. Sono MammaSerena. Non dormo sei ore tutte di fila da almeno un anno. Si, ho iniziato a non dormire ancora durante la gravidanza. Il lettino di mio figlio è accanto al lettone, in camera nostra, ma lo usa molto poco.
Preferisce stare nel lettone e far self-service notturno di latte. Ancora? A dieci mesi? Si. Ancora. A dieci mesi. E non mi peserebbe affatto, se non fosse che da qualche tempo si è messo a pizzicarmi e schiaffeggiarmi la faccia. Mentre fa self-service notturno di latte. E questo non facilita il mio addormentamento. Di giorno dorme pochissimo. Mezzora al mattino, un’ora dopo pranzo. A volte anche meno. Se usciamo – rarissime occasioni – al ristorante, mangia un po’ della sua pappa, poi vuole andare ad esplorare cosa c’è nei dintorni, poi ancora un po’ di pappa, poi un po’ di latte da mamma e via ancora di esplorazione. Si. Io e mio marito mangiamo sempre a turno. Perché, voi no?

Alimentazione vegetariana

V come viaggio, V come veg


Vorrei provare a seguire il consiglio di Polvere di stelle e farne una rubrica. 
Su che cosa?

Sul mio viaggio verso l’alimentazione veg

Un po’ per condividere quello che ho imparato, un po’ per mettere è disposizione la mia (poca) esperienza, un po’ per raccogliere consigli e esperienze diverse dalla mia. 

Per “veg” intendo a base vegetale. 

Non mi piacciono le etichette perciò non mi definisco vegana. 

Però ci tengo alla salute mia e della mia famiglia. Ho letto diversi libri, come già scritto qui, prima di maturare la mia scelta. 

Non facile. 

Nel senso che poi, una volta letto quel che ho letto, dall’oggi al domani non sono stata in grado di cambiare alimentazione. 

Vuoi perché la nostra è sempre stata una famiglia attenta all’alimentazione per vari motivi, ma comunque onnivora. 

Vuoi perché conoscevo un po’ di teoria, ma in pratica non sapevo da che parte cominciare. 

Così ho iniziato aggiungendo. E non togliendo. Iniziando cioè a proporre nuove ricette con nuovi ingredienti. 

Non incontrando affatto pareri favorevoli agli altri lati della tavola. 

Mio marito, che quando poteva scegliere, sceglieva “bistecca”. 

Mia figlia, golosissima di formaggio. Tanto per dirne uno. 

Alla fine, dopo aver conosciuto il prof. Pinelli, per Diego abbiamo scelto di seguire uno svezzamento a base vegetale e mio marito lo ha seguito a ruota, per cercare di risolvere alcune problematiche legate alla sua salute. 

Io? Felice come una Pasqua, perché dopo un primo momento di smarrimento del tipo: e adesso che cavolo cucino??, almeno so di portare in tavola il meglio per chi amo. 

Scelgo integrale, se scelgo integrale deve essere bio, scelgo italiano, il più vicino a casa possibile. 

Mio marito domani farà i primi esami del sangue dopo il suo primo mese veg. Spero in un cambiamento notevole. Che gli sia di maggior motivazione per continuare. 

Mia figlia è quella più difficile. A scuola mangia onnivoro (menù approvati ASL da far rizzare i capelli) e io compenso con gli altri due pasti. Non voglio farla sentire diversa. Diciamo che a casa mangia bene senza saperlo. 

L’unica cosa che ho chiesto a scuola è di non darle la Nutella. A lei ho spiegato il perché. E cioè che la crema di nocciole e cacao che abbiamo a casa è mille volte più buona e che può mangiare quella. 

Sapete cosa ha fatto? Mi ha strizzato l’occhio e mi ha detto: “mamma, secondo me la Nutella ha anche l’olio di palma”. 

È facile? No. 

Voglio farlo? Assolutamente si. 

Un passo alla volta. 
E voi? Qual è la vostra esperienza? 

Pensieri ad alta voce

Pausa

Piedi nudi. 

Chiudo gli occhi. 

Inspiro. 

Espiro. 

Percepisco il legno del pavimento che si scalda per il contatto con la mia pelle. 

Cerco un Centro. 

Trovo un equilibrio. 

Inspiro. 

Espiro. 

Dentro luce. 

Fuori ombre. 

Le soffio fuori, rumorosamente, dalla bocca. Via!

Mi allontano dal mondo. 

Riprendo contatto con la Terra. 

Vita da mamma

Dal paese delle coccole

Per istinto di sopravvivenza, mi sono ritirata nel paese delle coccole. 

Mentre cercavo di addormentare Diego e lui mi faceva le pernacchie sputacchiandomi sulla clavicola..

Ho sorriso. 

Mentre, appena sveglio, cercavo di lavargli la faccia e mi leccava la mano.. 

Ho sorriso. 

Mentre cercavo di lavargli le manine. Insaponavo la destra, e con la sinistra mi chiudeva il rubinetto. Insaponavo la sinistra, e con la destra mi chiudeva il rubinetto. Sciacquavo la destra, e con la sinistra mi chiudeva il rubinetto. Sciacquavo la sinistra, e con la destra mi chiudeva il rubinetto. 

Ho sorriso. 

Ed ho sentito il cuore riscaldarsi un pochino. 

A quel calore ho cercato di aggrapparmi. 

Ho stretto forte il mio bambino, cercando di cacciare via il pensiero che crescerà in un mondo che mi spaventa e mi preoccupa. Ma che spero cambi in fretta. 

L’ho stretto forte e ho raccolto i suoi sorrisi, le sue manine aggrappate dietro il mio collo, il suo “ma-ma” che mi fa sciogliere, i suoi occhi sorridenti… come pepite preziose. 

Le ho raccolte e messe dentro il cuore. 

Ad alimentare il fuoco della speranza. 

Pensieri ad alta voce

Io non guardo i tg

Non guardo i tg, non leggo i quotidiani. 

Perché a sentir parlare di attentati mi prende l’ansia, il panico. Sto male per giorni. 

Sto fuori dal mondo e la mia TV è sempre sintonizzata su rai yo-yo. Mi rendo conto che non è un comportamento da adulti, da persona matura. È un mio limite, lo ammetto. E non ho trovato modo di uscirne tranne che evitare di informarmi. 

Ma stamattina ero in auto perché mi sono recata ad un appuntamento. Per sbaglio. Perché era domani. 

E avevo la radio accesa. Su RTL. Ed è partito il notiziario. E non ho fatto in tempo a spegnerlo. 

Ora sono seduta in auto, in garage. Respiro profondamente. E rientro dal mio bambino. 

So già che starò male per giorni. 

Pensieri ad alta voce

Quello che gli uomini non possono capire, perché le donne (di solito) non stanno a spiegare

Non sarà un post sessista, anzi. Sarà un po’ un’ammissione di colpa. 
Sabato mattina. Evento mondano. 
L’inaugurazione di una nuova sala giochi per bambini, parco giochi, mini golf e una nuovissima zona servizi del camping village di un cliente di mio marito, nonché festa per l’attribuzione della quinta stella. 

Appuntamento. 10,30. 
Mio marito logicamente è stato al lavoro, altrove, fino alle 10. 

Quando è arrivato a casa per venire a prenderci tutti e tre, mi ha trovata già un po’ giù di corda perché era da poco passata è andata via mia mamma. Solito. Non ve lo sto neanche a dire. 

Comunque, appena entrato si è fiondato in doccia e tempo 6 minuti era bello che vestito. Gli uomini, eh. 

Io ho consegnato il completino tassativamente Frozen a Giulia da indossare (e stranamente non ha nemmeno fatto storie, tanto era l’entusiasmo di andare a vedere un lavoro di papà) e papà si è messo a preparare Diego. 

Io. MammaSerena. 

Che negli ultimi tempi ho la stessa attitudine agli eventi mondani tanto quanto un eremita. 

Avrei voluto indossare un abitino. 

Ma ti pare che ho fatto in tempo a fare la ceretta?

Allora ripiego sul pantalone nero. 

Che richiede il tacco. 

Che non è per niente un problema: ho un “parco macchine” che va dal 12 al 15. 

Ma col tacco, il pantalone lascia intravedere le caviglie. 

E torniamo al problema ceretta. 

Umore in cantina. 

Potrei ripiegare su un sandalo basso. 

Ma se non ho trovato il tempo per una cosa fondamentale come la ceretta, ti pare che ho trovato quello per mettermi lo smalto alle unghie dei piedi?

Ok, sono in un limbo da cui non c’è via d’uscita. 

Umore al centro della Terra. 

L’agitazione inizia a salire. 

L’unica opzione che mi resta sono le sneakers alte. E i miei soliti. Amatissimi. Jeans. Camicetta black&white e mini chiodo. Vabbè oh, siamo realisti, è il meglio che posso fare. 

Tutto questo con sottofondo di bambino stanco perché era pronto ma non vedeva aprirsi la porta di casa e bambina che si voleva portare una borsa con dentro mezzo baule dei giochi. 

Sguardo di marito tra il disperato e l’impaziente. “Sei pronta?”

Mentre mi guardo allo specchio e penso che in altri tempi col cavolo che sarei uscita così per un simile appuntamento, probabilmente avrei scelto la mise almeno il giorno prima.. rispondo: “almeno mi trucco”. 

Poi usciamo. 

In macchina mi rilasso. 

Ma si, con tutta la gente che ci sarà chi vuoi che si metta a guardare proprio me??

La risposta ce l’ho dopo qualche minuto. 
Nessuno. 

E la padrona di casa sembra un uovo di Pasqua infiocchettato e fasciato in blu elettrico. Il top dell’eleganza. 😑